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Dove finiscono le parole Storia semiseria di una dislessica di Andrea Delogu

Updated: Aug 26, 2019



Dove finiscono le parole è il libro scritto nell’anno 2019 da Andrea Delogu, presentatrice televisiva, radiofonica e scrittrice, definito da lei stessa come un “manuale di sopravvivenza”, in cui l’autrice parla della propria dislessia. Un libro interessante, per i dislessici e per tutti quelli che a vario titolo fanno parte del loro mondo: genitori, amici e insegnanti.

Con piacevole ironia la Delogu ci racconta la sua storia di bambina e ragazza dislessica, alle prese con lo scoglio più importante della vita di bambini e ragazzi, perché rappresenta il “loro mondo”: la scuola. Cresciuta negli anni 80, quando la parola dislessia era ancora una parola sconosciuta o per molti priva di senso compiuto, almeno in Italia, Andrea si rende conto presto di non essere in grado di leggere come gli altri, di essere la più lenta della classe, e comincia così la sua avventura nel mondo della scuola.


Giudicata dagli insegnanti come una ragazza che non si applica, pigra e svogliata, l’autrice ci racconta i problemi a cui vanno in contro i dislessici: oltre alla difficoltà nella lettura, che coinvolge ovviamente tutte le materie, c’è la matematica, “i numeri sono spesso entità astratte alle quali fatichiamo a dare un valore concreto”; la grammatica, lettere invertite, parole che mancano, e poi, le lingue straniere “opache”, in cui non c’è corrispondenza tra segno e suono, e, in sintesi, la lettura e la scrittura che per un dislessico non diventano mai automatizzate.


Facile immaginare che tutte queste difficoltà vengano accompagnate da ansia e senso di inadeguatezza, ma la Delogu, fortunatamente poteva contare sull’aiuto dei suoi compagni di classe, e sul proprio ottimismo, determinazione e testardaggine che le fecero superare molti scogli e la aiutarono a raggiungere i propri obiettivi. E, se da un lato ci propone nel suo libro il già noto, ma sempre valido concetto che “il metodo d’insegnamento è tutto, fa la differenza e non può essere uguale per tutti perché non siamo tutti uguali”, dall’altro ci parla dell’importanza, da parte di chi insegna, di suscitare emozioni negli allievi …”a fare la differenza era la partecipazione, il cuore con cui un insegnante raccontava la propria materia, facendola vivere e comprendere a noi studenti”, una tesi che emerge sempre più oggigiorno.


La scuola vissuta con ansia e come un “male necessario”, questo ci racconta la scrittrice, situazione ben conosciuta da tutti i dislessici o ragazzi con altre difficoltà di apprendimento, per i quali deprimersi sembra la via più facile da percorrere. Ma non bisogna sottovalutare l’importanza che può avere il sostegno dei genitori che se sono “in gamba” possono fare la differenza, come nel caso della nostra autrice, la quale afferma:” Se per loro (i suoi genitori) i miei voti avessero contato più della mia serenità, per me sopravvivere sarebbe stato impossibile….Ero certa del loro affetto e del fatto che il mio rendimento scolastico non avrebbe cambiato le cose tra noi, mi volevano bene a prescindere, anche se prendevo un’insufficienza…”.


Ogni dislessico deve trovare le proprie strategie d’apprendimento, Andrea ha imparato l’italiano dai programmi televisivi, in un’epoca in cui in televisione si parlava un italiano corretto, e vivendo in seguito in un mondo tecnologico, con l’avvento dei social network, imparò a scrivere e imparò la grammatica, con i programmi di videoscrittura poteva contare sul correttore ortografico e così l’ansia da prestazione piano piano sparì e lei comprese che le piaceva scrivere. E quando, avendo cominciato a lavorare, il correttore ortografico non bastava più, si rivolse ad un correttore di bozze speciale: sua madre!


La Delogu scoprì di essere dislessica all’età di ventisei anni, da un video su youtube e una volta diagnosticata la sua dislessia pensò di riscriversi all’università godendo delle agevolazioni dell’ormai nota legge 170 del 2010, che tutela il diritto allo studio dei ragazzi con disturbi specifici di apprendimento, che possono avvalersi di strumenti compensativi e misure dispensative nel loro percorso scolastico. E qui si scontrò con una delle tante realtà controverse del nostro paese: per usufruire delle agevolazioni della suddetta legge, all’università va presentato un certificato emesso da una Asl, ma la Asl non rilascia certificati agli adulti!


Ma lei ce l’ha fatta, non è andata all’università come avrebbe voluto, ma si è realizzata nel proprio lavoro, questo ci racconta nel suo libro e se ce l’ha fatta lei…speriamo che questo testo, piacevole, ottimista e senza tante pretese letterarie, possa far da monito e fornire consigli agli insegnanti, ai genitori e agli stessi ragazzi con difficoltà di apprendimento che lottano tutti i giorni contro le proprie difficoltà.


Come si evince anche dalla sua grafia, Andrea Delogu è una donna coraggiosa che ha lottato contro le proprie difficoltà con ostinazione, forza di volontà, idealismo, testardaggine, ambizione e inguaribile ottimismo, ma non per darle un’etichetta è una dislessica e per dirla con le sue parole: “A volte sfugge che l’unico problema di noi dislessici è essere capiti, sia a scuola che non, dai non dislessici”.



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