• Eliana Pagliardi

Disgrafia: come riconoscerla

Updated: Nov 4, 2019

I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) sono considerati disturbi nell'acquisizione di abilità specifiche, quali ad esempio lettura, scrittura e calcolo, e spesso sono fonte di difficoltà nelle successive fasi di apprendimento. Sono considerati disturbi specifici, di tipo evolutivo, e la cui diagnosi può essere formulata solo dopo l’inizio dell’istruzione formale.

La disgrafia è il disturbo della realizzazione grafo-motoria dei segni alfabetici e numerici della scrittura. E’ a tutti gli effetti un DSA ossia un disturbo specifico dell’apprendimento che in assenza di deficit neurologici o cognitivi, incide sulle funzioni fondamentali della scrittura, e si manifesta come difficoltà a riprodurre i segni alfabetici e numerici della scrittura; riguarda esclusivamente il grafismo e non le regole dell’ortografia e della sintassi, anche se, indirettamente può influire su queste ultime, per la difficoltà che lo scrivente ha nella rilettura e nell’autocorrezione.

Si parla di disgrafia quando nella grafia c’è:

• scarsa leggibilità

• lentezza e stentatezza

• disorganizzazione delle forme e degli spazi grafici

• scarso controllo del gesto

• confusione e disarmonia

• rigidità

• Eccessiva accuratezza


Ci sono inoltre difficoltà nell’atto scrittorio con crampi o dolori muscolari; irregolarità nella postura e nell’impugnatura dello strumento grafico.

La scrittura è quindi Lenta, Faticosa, poco Leggibile, non rappresentativa della personalità dello scrivente.

Le disgrafie possono essere classificate in 5 gruppi: i rigidi, i molli, gli impulsivi, i maldestri, i lenti e precisi, che però, ad eccezione di quest’ultimo, non si riscontrano mai allo stato puro.


La scrittura dei disgrafici rigidi è caratterizzata da insieme contratto, irrigidito, tracciato angoloso, strettezza delle lettere e tra lettere, quindi zona media più stretta che alta, occhielli stretti in zona superiore e inferiore, pressione forte, scarsa distanza tra righe e parole.


La scrittura dei disgrafici molli è invece caratterizzata da tracciato rilasciato, movimento fluttuante, lettere atrofizzate, imprecise, grafia piccola, irregolare in direzione e dimensione, zone superiore e inferiore poco sviluppate.


La scrittura degli impulsivi dà invece l’impressione di precipitazione, il movimento è dinamico, il gesto è rapido e mal controllato, lo spazio male organizzato, le finali di lettera e accenti sono lanciati, ci sono numerosi scatti, addossamenti, numerosi ritocchi, c’è alternanza di tensione e rilassamento, la dimensione è fortemente irregolare.



La scrittura dei maldestri presenta invece un insieme della scrittura maldestro, aspetto infantile (grafia paffuta), irregolarità di dimensione, tratto di cattiva qualità, collegamenti infantili (saldature e collage), difficoltà nella gestione dello spazio, con margini e spazi tra righe e parole insufficienti, sviluppo inadeguato delle tre zone della scrittura.



La grafia dei lenti e precisi si caratterizza invece per assenza di movimento, ricerca di precisione che provoca lentezza, e rende il tracciato statico ed inibito, bianchi omogenei tra parole e righe, lettere precise con rispetto delle norme calligrafiche, buona tenuta del rigo di base, lettere “M” e “N” in arcate regolari, tremori e contorsioni che rivelano la fragilità.



La caratteristica della maldestrezza è un tratto comune a tutte le scritture disgrafiche. Inoltre scrittura Impulsiva e scrittura Lenta e precisa si escludono. Le altre grafie sono invece caratterizzate dall’associazione dei vari gruppi.

La disgrafia va individuata precocemente in quanto tende a peggiorare nel tempo, può avere riflessi sullo sviluppo della personalità e incidere negativamente sul rendimento scolastico, innescando sentimenti di delusione, scoraggiamento e demotivazione.

Nonostante le difficoltà che il bambino disgrafico ha con la scrittura, soprattutto con il corsivo, non bisognerebbe farlo rinunciare a scrivere con questo carattere, soprattutto perché sarebbe per lui molto frustrante e tenderebbe a farlo sentire “diverso” dai suoi compagni. Attraverso un percorso di educazione del gesto grafico e piccoli esercizi svolti a casa e a scuola il bambino andrebbe gradualmente avvicinato al corsivo, al contrario significherebbe privarlo di un’esperienza significativa, essendo questo tipo di carattere considerato la scrittura da “grandi”.


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Eliana Pagliardi

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Grafologa

Educatrice del gesto grafico

Counselor