• Eliana Pagliardi

Analfabetismo emozionale dei ragazzi


Il noto filosofo e psicoanalista Umberto Galimberti afferma che: "I SENTIMENTI SI APPRENDONO".

Si apprendono attraverso la cura che si ha dei bambini nei primi tre anni di vita, quando si formano le mappe emotive, cioè la modalità di sentire, di sentire il mondo e di reagire agli eventi in modo proporzionato, per cui si forma la dimensione emotiva e sentimentale.

Se in questi primi tre anni i bambini non vengono curati, non vengono riconosciuti sufficientemente, si crea in loro un misconoscimento che crea la sensazione di non essere interessante e non valere abbastanza.


Il sentimento si acquisisce culturalmente e se così non è i bambini, i ragazzi rimangono ad un livello di impulso o al massimo di emozione. Se non si formano le mappe emotive si avrà un rapporto non equilibrato con la risonanza emotiva che abbiamo degli eventi, arrivando a non distinguere il bene dal male. Viene a mancare in questo modo l’intelligenza emotiva, ossia la capacità di riconoscere e comprendere le emozioni in se stessi e negli altri e di utilizzare tale conoscenza per gestire il nostro comportamento anche nei confronti degli altri.

Se Non si sviluppa l’intelligenza emotiva si rischia di diventare analfabeti emozionali, ossia si ha difficoltà a riconoscere e a controllare le proprie emozioni e a riconoscere le altrui emozioni, cosa che rende incapaci di provare empatia e porta ad essere persone fredde ed imprevedibili.


Oggigiorno sembra che ci sia un forte aumento dell’analfabetismo emozionale a causa della virtualizzazione della realtà.

I bambini infatti, si trovano sempre più spesso a vivere isolati davanti a un video gioco , allo schermo di un cellulare o alla Tv e quando si ritrovano insieme a giocare sembrano essere sempre più carenti nelle abilità sociali che ci permettono di riconoscere le azioni da compiere, le proprie emozioni e le emozioni degli altri, causando ad esempio risse o ulteriore isolamento.

Dalla scrittura è possibile capire se esiste un disagio emotivo?

Un valido aiuto per rilevare il disagio nell’animo di questi ragazzi , può arrivare dalla grafologia e quindi dall’osservazione della loro scrittura. Per esempio, ma deve essere sempre valutata da un grafologo esperto: la grafia di un ragazzo/a, che sta attraverso un periodi di forti tensioni, può manifestare nel suo gesto grafico delle angolosità sinonimo di aggressività anche molto inclinata a destra, acuminata, con tagli delle t lanciati. Mentre un senso di solitudine e quindi la tendenza all’isolamento si manifesta con grandi spazi bianchi e una grafia solitamente piuttosto stretta.



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Eliana Pagliardi

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Educatrice del gesto grafico

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